acidi esfolianti

AHA, BHA e PHA nella routine: guida clinica all'esfoliazione chimica senza danneggiare la barriera

AHA, BHA e PHA nella routine: guida clinica all'esfoliazione chimica senza danneggiare la barriera

Perché l'esfoliazione chimica funziona (e perché può fare danni)

La desquamazione naturale della pelle rallenta con l'età. A 20 anni il turnover cellulare richiede circa 28 giorni; a 50 anni può arrivare a 45-60 giorni. Le cellule morte si accumulano in superficie, la pelle appare spenta, la texture si fa irregolare e i prodotti attivi penetrano con più difficoltà.

Gli acidi esfolianti accelerano questo processo sciogliendo i legami tra i corneociti dello strato corneo. Il meccanismo è chimico, non meccanico: nessuna abrasione, nessuna microlesione da sfregamento. Questo è il vantaggio principale rispetto agli scrub fisici. Il rovescio della medaglia è che un acido mal calibrato può rimuovere troppo strato corneo, abbassare il pH cutaneo oltre la soglia fisiologica e indebolire la barriera lipidica, con conseguente aumento della perdita d'acqua transepidermica (TEWL) e sensibilizzazione.

Il confine tra esfoliazione efficace e danno da barriera è più sottile di quanto si pensi, e dipende da tre variabili: tipo di acido, concentrazione e frequenza d'uso.

AHA, BHA, PHA: differenze che contano nella pratica

AHA (alfa-idrossiacidi) sono idrosolubili e agiscono prevalentemente in superficie, sullo strato corneo. I più usati in cosmetica sono l'acido glicolico (molecola più piccola, penetrazione maggiore), l'acido lattico (più tollerabile, con effetto umettante aggiuntivo) e l'acido mandelico (molecola grande, penetrazione lenta, ideale per pelli sensibili o fototipi scuri). Gli AHA sono efficaci su iperpigmentazione, rughe superficiali e texture irregolare. Sono però fotosensibilizzanti: aumentano la vulnerabilità ai raggi UV, quindi l'SPF non è opzionale.

BHA (beta-idrossiacidi): il principale è l'acido salicilico, liposolubile. Questa caratteristica gli permette di penetrare nel follicolo pilosebaceo, sciogliere i tappi di sebo e agire sull'acne comedonica. È la scelta logica per pelli grasse, miste e acneiche. Ha anche proprietà antinfiammatorie, il che lo rende meno irritante degli AHA a parità di effetto esfoliante. Non è indicato in gravidanza.

PHA (poli-idrossiacidi): gluconolattone e acido lattobonico sono i più comuni. Molecole grandi, penetrazione superficiale lenta, praticamente non irritanti. Studi su soggetti con rosacea e pelle atopica mostrano che i PHA esfoliano senza alterare significativamente il pH o la funzione barriera. Sono la porta d'ingresso agli acidi per chi non ha mai usato esfolianti chimici o per chi ha una pelle reattiva.

Concentrazioni: cosa dicono i dati

Le concentrazioni cosmetiche (non soggette a prescrizione) hanno limiti precisi. In Europa, l'acido glicolico è consentito fino al 10% nei prodotti leave-on con pH non inferiore a 3,5. L'acido salicilico arriva al 2% nei prodotti per il viso. I PHA non hanno limiti restrittivi comparabili, ma le formulazioni efficaci si attestano tra il 5% e il 15%.

Una concentrazione più alta non è sempre sinonimo di risultato migliore. Un acido glicolico al 10% con pH 3,5 è più aggressivo di uno al 10% con pH 4,0, perché a pH più basso la forma acida libera (quella attiva) è in percentuale maggiore. Leggere solo la percentuale sull'etichetta senza conoscere il pH della formulazione è informazione incompleta.

Per l'acido lattico, le concentrazioni tra il 5% e il 12% mostrano efficacia documentata sulla texture e sull'iperpigmentazione superficiale. L'acido mandelico funziona bene tra il 10% e il 20% nei prodotti leave-on, proprio perché la sua penetrazione lenta compensa la concentrazione più alta.

Frequenza d'uso: il parametro più sottovalutato

La frequenza è probabilmente la variabile su cui si commettono più errori. La logica comune è: se funziona una volta a settimana, funzionerà meglio tutti i giorni. Non è così.

Per chi inizia, il protocollo più prudente prevede un utilizzo serale 2 volte a settimana per le prime 4 settimane, osservando la risposta cutanea. Se non compaiono arrossamenti persistenti, desquamazione eccessiva o sensazione di bruciore prolungato, si può salire a 3-4 volte a settimana. L'uso quotidiano di AHA ad alte concentrazioni è giustificato solo su pelli abituate, con formulazioni a bassa irritazione e sempre abbinato a una routine idratante solida.

I BHA tollerano meglio la frequenza quotidiana, soprattutto alle concentrazioni cosmetiche (0,5-2%), grazie alle proprietà antinfiammatorie intrinseche. I PHA possono essere usati anche ogni giorno fin dall'inizio, il che li rende utili nelle fasi di introduzione o di recupero barriera.

Un segnale da non ignorare: se la pelle appare lucida in modo anomalo, tesa, arrossata o reagisce a prodotti che prima tollerava bene, la barriera è compromessa. In quel caso la risposta corretta non è cambiare acido, ma sospendere l'esfoliazione per 1-2 settimane e concentrarsi su ceramidi, acido ialuronico e niacinamide.

Abbinamenti: cosa evitare e cosa funziona

Il retinolo e gli acidi esfolianti usati nella stessa sera aumentano il rischio di irritazione in modo non lineare. Non è una regola assoluta (alcune formulazioni bilanciate li contengono insieme), ma per la maggior parte delle routine domestiche è più sicuro alternare le sere: acido una sera, retinolo quella dopo.

La vitamina C (acido ascorbico puro) ha un pH ottimale di attività intorno a 3,0-3,5, simile a quello degli AHA. Usarli insieme non è pericoloso in sé, ma può risultare irritante e non aggiunge efficacia rispetto all'uso separato. Meglio la vitamina C al mattino, gli AHA la sera.

La niacinamide è compatibile con gli acidi a concentrazioni cosmetiche normali. Il vecchio mito della formazione di niacina (che causerebbe rossore) è basato su reazioni a temperature e concentrazioni non rilevanti per la cosmetica topica. Si possono usare insieme senza problemi.

Gli acidi esfoliano e aumentano la penetrazione degli attivi successivi. Questo è un vantaggio se il prodotto successivo è un siero idratante o un trattamento mirato. Diventa un problema se si applica subito dopo un attivo potenzialmente irritante a concentrazione elevata.

Pelle matura e fototipi scuri: due casi che meritano attenzione separata

Sulla pelle matura, la barriera si assottiglia e il film idrolipidico è meno efficiente. Questo significa che gli acidi penetrano più facilmente e il rischio di over-esfoliazione è più alto, non più basso. L'acido lattico è spesso la scelta più razionale in questo contesto: esfoliante, umettante (lega acqua nello strato corneo) e meno aggressivo del glicolico a parità di concentrazione.

Sui fototipi scuri (Fitzpatrick IV-VI) il rischio principale non è l'irritazione immediata, ma la discromia post-infiammatoria. Qualsiasi irritazione, anche lieve, può lasciare macchie iperpigmentate difficili da trattare. L'acido mandelico e i PHA sono preferibili in questo contesto. L'acido glicolico ad alte concentrazioni va usato con cautela e sempre con SPF rigoroso.

In entrambi i casi, l'approccio di Remodermis prevede una valutazione della barriera prima di introdurre qualsiasi esfoliante chimico, proprio perché partire da una barriera già compromessa rende qualsiasi protocollo meno efficace e più rischioso.

Scopri di più

Routine minimalista evidence-based: meno prodotti, più efficacia clinica
SPF nella routine quotidiana: come integrarlo senza compromettere gli attivi

Commenta

Nota che i commenti devono essere approvati prima di essere pubblicati.

Questo sito è protetto da hCaptcha e applica le Norme sulla privacy e i Termini di servizio di hCaptcha.